
Perché non faccio lezione?
Il
motivo alla base della sospensione delle lezioni in molte università italiane é la protesta
dei ricercatori universitari,
molti dei quali hanno deciso di non dare la propria disponibilità a
tenere corsi.
La protesta causa senza dubbio un disagio a chi sta per affrontare questo anno accademico, ma vuole difendere il diritto di un'intera generazione di studenti a poter fruire di un'università pubblica di qualità.
Perché hanno deciso di protestare?
La risposta a questa domanda è duplice.
Da un lato, nessun membro della comunità accademica, in primis i ricercatori, può più tollerare il continuo declino di investimenti che lo Stato dedica all'università pubblica. L'università italiana è considerata eccellente a livello mondiale, per qualità della produzione scientifica e dei laureati che forma, nonostante gli investimenti in ricerca ed il rapporto tra numero di docenti e numero di studenti siano tra i più bassi tra tutti i paesi industrializzati. I recenti tagli (L. 133/08, L. 1/09, manovra straordinaria di luglio 2010) porteranno il sistema al collasso.
Più specificamente, la legge "Moratti" del 2004 ed il DDL "Gelmini" in discussione ora colpiscono duramente i ricercatori, mettendo ad esaurimento il ruolo ed istituendo nuove forme di contratto a tempo determinato. Le nuove forme sono architettate in modo da produrre un duplice effetto negativo: rendere pressoché impossibile la progressione di carriera degli attuali ricercatori meritevoli, ed istituzionalizzare una figura precaria con prospettive di inserimento nel mondo accademico persino peggiori delle attuali.
Ma... possono farlo?
Dal 1980, quando è stata istituita la loro figura, i ricercatori hanno come unico compito istituzionale la ricerca scientifica. L'attività didattica in aula è sempre stata svolta dai ricercatori:
volontariamente, poiché il loro contratto non la prevede;
gratuitamente, salvo rare eccezioni, riguardanti importi irrisori. È scioccante la malafede con cui alcune importanti figure hanno affermato che i ricercatori non possono giustificare il proprio stipendio senza fare didattica, sia per quanto osservato sopra, sia perché la didattica verrà svolta, ma nelle forme previste dalla legge;
con passione, convinti che il dialogo con gli studenti arricchisca entrambe le parti, e che la competenza derivante dall'eccellenza scientifica contribuisca ad una didattica di qualità;
con sacrificio, poiché l'attività didattica influisce poco sul curriculum, ma sottrae tempo alla ricerca i cui risultati sono invece fondamentali per la propria carriera.
Perché proprio adesso?
Come spiegato non si tratta di uno sciopero, ma di una manifestazione del fatto che i ricercatori sono un pilastro indispensabile su cui si regge l'offerta didattica di qualità della nostra Facoltà.
Questa decisione è presa con grande dispiacere nel rinunciare ad un'attività sempre svolta con gratificazione, e nell'interesse degli studenti.
Questa forma di protesta, attuata adesso, senza esitazioni, finché il DDL Gelmini è in discussione, è l'unico modo per ottenere che l'Ateneo, in tutte le sue componenti, abbia a disposizione una reale forma di pressione sul legislatore, e che i veri problemi dell'università pubblica siano resi manifesti alla società civile.
Dove posso trovare aggiornamenti sullo stato della protesta?
La mobilitazione è nazionale ed è coordinata nella Rete 29 Aprile. Sul sito sono contenuti tutti i materiali informativi e sono ospitati forum di discussione. I comunicati più importanti sono postati sulla pagina Facebook della Rete.
Naturalmente sono a disposizione di tutti gli studenti che desiderassero approfondire l'argomento e ricevere spiegazioni più dettagliate.